
Ci troviamo alla scuola Holden. Il ritmo delle lezioni viene drammaticamente sconvolto dalla morte di Elena, la ragazza più intelligente, più figa, più sensuale della scuola. Matteo, che era perdutamente innamorato di lei, sconvolto dalla notizia (oddio, sconvolto… gli viene solo un pizzico di nausea..) decide di mettersi sulle tracce del misterioso assassino.
Forse sono particolarmente esigente, ma credo che Alessio Romano sbagli già in partenza: perché mai utilizzare personaggi realmente esistenti e particolarmente noti come Alessandro Baricco e Sandro Veronesi? In particolare Veronesi diventa uno dei personaggi più importanti della vicenda in quanto maggior indiziato dell’atroce delitto. E’ probabile che se il romanzo fosse circolato solo all’interno delle mura holdeniane, l’idea sarebbe risultata un buon pretesto per una risata sottobanco. Ahimè, a noi lettori questa risata Romano non riesce a strapparla ed il suo Paradise for all non è altro che un pasticcio in cui una situazione poco credibile ne rincorre un’altra.
Non riesco a salvare niente di questo romanzo che fortunatamente non ho comprato, ma solo preso in prestito: né i personaggi insipidi, né la scrittura da liceale. E il nome dell’assassino è facilmente intuibile già da metà romanzo. Bah.
Un buon libro è quello che ti porta a farti delle domande.
Temo ci sia però qualcosa che non funziona se, arrivati alla fine di questo romanzo, il dubbio che sorge spontaneo sia “Alessio Romano…Ma che caspita l’ hai frequentata a fare la scuola Holden?”. Niente che abbia una vaga ombra costruttiva, insomma.

Ancora sconsolata per via della scrittura di Alessio Romano, quella di Federica De Paolis è stata una piacevolissima sorpresa.
Nicola ha trentasette anni, vive a Roma, ha un buon lavoro da antiquario e una moglie, Marianna, da invidiare: intelligente, brava a letto, dal carattere forte. La vita di Nicola sarebbe scorsa via senza particolari scossoni se non fosse stato per il dramma di appena due anni prima: Paolo, il suo gemello, viene ritrovato morto per overdose.
E poi Nicola incontra Giulia: giovane, bellissima, intrigante e misteriosa. Un solo sguardo, una subitanea intesa e tutte le certezze crollano giù. Il matrimonio con Marianna appare come una gabbia, una catena fatta di giornate tutte uguali, di una complicità che annoia, di scopate l’una identica all’altra. Uguale, tutto uguale.
Giulia è la giovinezza, è il brivido dell’incerto, l’adrenalina che ti fa sentire vivo.
Che fare, allora? Gettare al vento la sicurezza di un porto sicuro per buttarsi nell’affascinante novità?
O rinunciarvi e rischiare piuttosto di vivere una vita da morto?
Non è un tema nuovo quello che ci propone la De Paolis nel suo “Lasciami andare”; si tratta in fondo dell’intramontabile triangolo. Ciò che però impreziosisce questo romanzo è una scrittura matura, che indaga, scava in maniera approfondita nei suoi personaggi con precisione quasi dolorosa. Farà del male a te, moglie perfetta, perché alla base del tradimento non c’è necessariamente una logica che combina una causa con un effetto. Farà del male a te, giovane amante che probabilmente altro non sei che l’appagamento di un’infantile insoddisfazione.
E ci si chiede se è questo il meccanismo naturale… Se alla fine è “normale” la ricerca di altro al di fuori della coppia, se è inevitabile arrivare all’insoddisfazione, alla noia.
Federica De Paolis toglie i veli alle meccaniche dell’amore, quindi, ma ci parla anche di morte. La scomparsa del gemello Paolo è un lutto irrisolto per l’instabile Nicola e la presenza di questo pesante fantasma percorrerà come un filo rosso l’intera drammatica vicenda, dall’inizio alla fine:
"Quando ti tieni il dolore dentro, è come se vivessi in apnea. Stai rimandando in eterno il momento in cui soffrirai. E'come una partita a flipper dove l'unica cosa che conta è far sì che la pallina non cada giù. E allora non ti distrai mai. Passi le giornate a tirare, tirare, tirare. Con la pallina che rimbalza da un punto all'altro. E poi d'un tratto, cade in buca. E fa male. Perchè è come prendere atto c'è da piangere, da soffrire."